La bioarchitettura, definizione e orizzonti

bioarchitettura

Per cominciare a parlare di bioarchitettura, riportiamo di seguito il testo scritto da uno dei fondatori di questo tipo di approccio, una sorta di padre: Ugo Sasso, così come è pubblicato su www.bioarchitettura-fondazione.it.

L’ecologia, ormai, è nel nostro orizzonte. Si fanno sempre più ricorrenti i termini: architettura ecologica, bioedilizia, bioclimatica, bioarchitettura, edilizia sostenibile, edilizia verde, ecc. Anche se spesso tali termini sono usati come sinonimi, ciascuno di esbioarchitettura 2si cela diverse correnti di pensiero.

Bioclimatica, è il temine più maturo per età, riflessioni, applicazioni. Introdotto negli anni ’70, oggi si orienta verso valutazioni prestazionali, controllo dei parametri, tecnologie integrate, sistemi di riscaldamento e raffrescamento, incremento della luce naturale e simili, ponendo in relazione l’edificio con gli elementi quantificabili esterni.

L’attenzione del processo costruttivo alle sue finalità, di matrice tedesca, Baubiologie, è la Bioedilizia, che distingue tra due parametri, non sempre convergenti: il problema energetico (eco-sostenibilità, comprendente anche i materiali), declinati “dalla culla alla tomba” e “garantendo le generazioni future”. Se l’ingegneria verde, con la fuga in avanti connessa con l’adesione tecnologica è di stampo anglosassone, la Bioarchitettura è accezione maturata in ambito sostanzialmente italiano. Vede l’essenza dell’ecologia nella durata del manufatto, perseguibile più che attraverso stratagemmi tecnologici, mediante l’attribuzione di significati.

Per trasformare una sommatoria di tecnologie e materiali – ovviamente biocompatibili ed ecosostenibili – nella casa dell’uomo  è necessario coinvolgere tradizioni , codici, linguaggi del luogo, adottando scelte consapevoli e responsabili. La razionalistica coerenza tra forma e funzione perde così di significato, sostituita dalla verifica circa labioarchitettura 3 facilità di antropizzazione nello spazio, la percezione del “sentirsi a casa”, la possibilità di mettere radici. Si tratta di una sorta di “nuovo umanesimo” che pone la vita e la sua qualità come obiettivo primario del progetto. “Tempo e spazio”, riferimenti classici dell’architettura, vengono letti come necessità di adesione alla storia e alla geografia, cioè alle “”. La rottura con il funzionalismo (la casa come macchina per abitare e il territorio come superficie indifferente) e con il formalismo (autoreferente e spettacolare) è divenuta ideologica. (Ugo Sasso)

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